(Mostra Ilos de seda e de oro – La sala degli scialli)
Quali sono i modi con cui una comunità riesce a tramandare il senso della propria identità alle generazioni che seguiranno? Come si costruisce, nella coscienza di una collettività, quel filo della memoria che ti lega a un luogo e a una visione del mondo? Sicuramente lo si può fare anche attraverso la cura e la conservazione di ciò che è stato un bene della propria famiglia e del territorio, come un abito o un oggetto che fu di un nonno o di un avo, con la volontà consapevole di agire per non disperdere le tradizioni e i preziosi riti che hanno attraversato la storia di quella sezione di mondo.
Un esempio molto interessante in tale senso arriva da un paese del Nuorese, Oliena, e dalla sua capacità di custodire in centinaia di case bellissimi costumi tradizionali, come testimoniato dalle numerose persone che li indossano in occasione delle feste religiose e di folklore, ma anche recentemente nella ricchissima e curata mostra Ilos de seda e de oro organizzata dal presidio turistico Galaveras.
(Mostra Ilos de seda e de oro – Particolare delle gonne)
È altresì incoraggiante la presenza, in paese, delle sapienti mani di alcune ricamatrici che ancora oggi preservano, come nel caso del laboratorio Su Recramu de Carmena di Carmina Tupponi, un patrimonio di tecnica e passione capace di meraviglie, oggi così come in passato.
È lontano il tempo in cui il ricamo e il cucito erano tra le attività in cui si cimentavano moltissime donne sarde, sia per ingentilire gli indumenti di uso quotidiano, sia per confezionare i preziosi e spesso unici abiti indossati per le feste più importanti. Ogni famiglia sapeva come assemblare e cucire il proprio costume tradizionale, in particolare lo scialle femminile, ricamandolo secondo il proprio gusto ma all’interno di precisi canoni. Oggi le ricamatrici capaci di riprodurre e creare questa antica arte sono pochissime e alcune si trovano in questo Comune che può vantare uno tra i più bei costumi tradizionali dell’isola.
(Su recramu de Carmena – Ricamo dello scialle)
La signora Carmena sin da bambina ha preso ago e filo per passione, perché affascinata dalle creazioni che altre mani femminili intorno a lei riuscivano a riprodurre nei caldi pomeriggi estivi all’aperto, tra le chiacchere, oppure davanti ad un focolare quando le giornate erano più fredde. Intorno ai vent’anni ha iniziato a lavorare al suo costume tradizionale, poi allo scialle di una parente e via via ha continuato per dei lavori commissionati da esterni.
Per dare un’idea del grande valore di cui stiamo parlando e del livello di perizia e precisione necessario, bisogna sapere che per ricamare a mano lo scialle con il disegno concordato possono essere necessari quattro mesi di lavoro quotidiano, e per la frangia più di un mese; per la balza della gonna, sulla quale vengono rappresentati sei motivi continui in tre metri di stoffa, occorrono anche sette mesi. Oggi insieme alla signora Carmena lavorano le donne che da lei hanno appreso, come la figlia e alcune nipoti che con lei creano capolavori, conservando la maestria di questa tradizione con precisione, passione e dedizione di altri tempi.
(Su recramu de Carmena – Particolare del ricamo con filo d’oro)
Il mondo del ricamo, come dicevamo, è stato protagonista anche della mostra Ilos de seda e de oro, che abbiamo avuto il piacere di visitare.
La particolare esposizione è riuscita a declinare, in tutto il suo austero e al tempo stesso cangiante bagliore, la bellezza dei ricami floreali, la pazienza meticolosa degli intagli, il movimento dei dipinti e delle frange, in un susseguirsi di stanze che erano un vero e proprio viaggio nel tempo a cui il fortunato visitatore ha potuto assistere grazie alla generosità degli olianesi che hanno voluto condividere centinaia dei loro capi autentici e preziosi, alcuni molto antichi, facendoli esporre temporaneamente presso l’ex collegio dei gesuiti.
Abbiamo visto decine di meravigliosi scialli di gala, fazzoletti di lana Tibet nero (su muncadore o mucadore a seconda del paese, dal catalano mocador) finemente ricamati e impreziositi da macramè e frange, che sono una vera e propria carrellata di disegni fluttuanti eseguiti con fili di seta, oro, pietre. Ma erano presenti anche gli altri pezzi del costume: sa tunica e la precisione del suo plissé a fisarmonica e le sue balze talvolta dipinte nelle versioni più modeste, più spesso con ricami dai colori ispirati alla natura, così come nei grembiuli neri ricchi di pizzi e intagli. Molte le camicie di cotone dalla caratteristica tonalità azzurrino tenue, a sbuffi, sormontate da minute decorazioni su sfilature e reti. E poi ancora bellissimi giubbetti sagomati, pettorine, corpetti e bustini decorati con intrecci di stoffe e broccati sapientemente cuciti per sottolineare la figura. In ultimo, una stanza con le scarpe, elemento generalmente abbastanza raro da trovare, impreziosite con sete e broccati e poi ancora alcune cinture di pelle, appese a una parete, intagliate con pregio dagli artigiani locali.
(Mostra Ilos de seda e de oro – Dettaglio del grembiule)
Passare da un allestimento all’altro è stata un’immersione in un bagno visivo e sonoro di storie, dove i capi erano disposti in maniera tale che chi osservava non poteva non rimanere affascinato dalla solennità con cui il vestiario diventava esso stesso vita umana. Prima disposto in cerchio come in un dialogo di un crocchio di persone tra i vicoli, poi in movimento come in un ballo nei giorni di festa, poi ancora nelle sedute delle panche di una chiesa, dove il tempo sembra essere sospeso; tutto come in un racconto che ci ricorda quanta dignità e forza emotiva si possa trovare anche dietro la delicatezza di un punto di ricamo e nella sua valenza identitaria.
(Mostra Ilos de seda e de oro – Corpetti)
(Mostra Ilos de seda e de oro – Giubbetti)
(Mostra Ilos de seda e de oro – Dettaglio del polsino della camicia)
(Mostra Ilos de seda e de oro – Sala delle scarpe e delle cinture)