Il Prof. Silvio Garattini è farmacologo, oncologo, ricercatore, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri, nonché prestigioso divulgatore attivo nella promozione dell’importanza della prevenzione per vivere meglio e più a lungo.
(Prof. Silvio Garattini)
Prof. Garattini, da piccolo, nella sua Bergamo, immaginava il suo futuro come uomo di scienza o aveva altri sogni?
É molto difficile ricordare perché da bambini si cambia facilmente. Essendo cresciuto in ambiente cattolico all’oratorio di Borgo Palazzo a Bergamo sono passato dall’idea di fare il sacerdote all’idea della psichiatria e della medicina. Non avevo certo la prospettiva di occuparmi di ricerca.
Nel 1961 lei fondò l’Istituto Mario Negri. Qual è il contributo che questo centro di eccellenza della ricerca ha dato alla farmacologia e alla medicina in oltre 60 anni di attività?
É molto difficile riassumere il contributo del Mario Negri per la ricerca medica. Siamo attualmente circa 700 persone fra Milano e Bergamo. Abbiamo pubblicato oltre 18.000 lavori scientifici su riviste internazionali e circa 200 volumi in parte divulgativi. Facciamo parte degli IRCCS ed abbiamo formato circa 8.000 ricercatori. Abbiamo la possibilità di conferire il dottorato in ricerca ed il PhD. Penso che il risultato più importante sia stato il trattamento dell’infarto cardiaco con fibrinolitici che ha ridotto la mortalità di circa il 40%.
Quella del Mario Negri di non registrare brevetti è una scelta di libertà rispetto all’individuazione dei temi su cui fare ricerca?
L’Istituto vuole essere indipendente dalla politica, dalla finanza e dall’industria. Per questo da molto tempo ha deciso di non richiedere brevetti, ma di pubblicare i risultati a beneficio di tutti. É importante che le Fondazioni non-profit non speculino sui risultati ottenuti, ma li mettano a disposizione di tutti a vantaggio degli ammalati.
Quanto incide la comunicazione divulgativa nel raggiungimento degli obiettivi in materia di salute e prevenzione?
La medicina è divenuta nel tempo un grande mercato che vuole vendere il più possibile avendo il monopolio dell’informazione. É l’industria che finanzia tutto: i congressi, i viaggi dei medici, le attività delle Società scientifiche. Manca in Italia una informazione scientifica indipendente. Il mercato fa credere che tutte le malattie piovano dal cielo, mentre in gran parte sono evitabili.
Abbiamo in Italia più di 4 milioni di diabetici di tipo 2, una malattia evitabile attraverso buone abitudini di vita. Il 40% dei tumori è evitabile, ma muoiono in Italia 180.000 persone per tumore. Occorre perciò passare dal mercato alla prevenzione attraverso una grande rivoluzione culturale.
Negli ultimi anni si celebra in modo particolare la longevità. Non crede che sia fondamentale abbinare alla vita allungata una buona qualità dell’esistenza?
La longevità non deve essere un obiettivo senza qualificazioni. La popolazione italiana è all’apice per quanto riguarda la durata di vita. Ma passa al quindicesimo posto se si considera la durata di vita sana perché perdiamo 15-20 anni per malattie. Occorre perciò migliorare la qualità della vita attraverso comportamenti che dilazionano la comparsa di malattie.
Lei, spesso, fa riferimento all’importanza dello stile di vita, affermando che può incidere oltre la genetica. È così?
La genetica è spesso un alibi per giustificare cattive abitudini di vita. In realtà oggi sappiamo che la genetica è influenzabile dall’ambiente in cui viviamo ma anche da quanto facciamo. Si tratta di una disciplina nota con il nome di epigenetica.
Qual è lo stile di vita che sente di consigliare?
Tutti sappiamo cosa si deve fare per evitare le malattie. Anzitutto evitare le sostanze che inducono dipendenza.
Le sigarette sono un fattore di rischio per ben 27 malattie, ma abbiamo ancora in Italia ben 12 milioni di fumatori che spesso iniziano a fumare a 12 anni d’età nonostante le leggi. L’alcol secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è cancerogeno, ma è difficile non bere vino perché fa parte della nostra cultura e soprattutto rappresenta un fatturato di 50 miliardi di euro all’anno.
Non assumere droghe e non fare giochi d’azzardo. Gli italiani spendono almeno 150 miliardi di euro all’anno per giochi d’azzardo legali.
Poi sono importanti un’attività motoria giornaliera, almeno 7 ore di sonno, un’alimentazione varia e moderata ed infine una buona educazione scolastica.
Queste regole, se osservate, cambierebbero la salute individuale e pubblica.
Che tipo di legame c’è tra longevità e relazioni sociali?
É importante non interrompere le attività sociali quando si va in pensione. Bisogna continuare a mantenere interessi per stimolare il cervello. Uno dei più importanti fattori di rischio per la demenza senile è rappresentata dalla solitudine, cioè dalla mancanza di relazioni sociali.
Da uomo di scienza, qual è il suo rapporto con la fede?
La scienza e la religione sono inconciliabili perché la scienza opera attraverso una conoscenza basata sui dati, mentre la religione richiede la fede. Tuttavia, ciò che non è possibile teoricamente può rappresentare una opportunità per operare insieme. La religione si è sempre occupata di lenire il dolore, ciò a cui aspira anche la scienza. La religione vuole proteggere il creato come la scienza vuole mantenere un pianeta vivibile. In effetti scienza e religione possono ispirarsi in modo sinergico al manifesto evangelico: “amerai il prossimo Tuo come Te stesso”.
Dall’alto dei suoi 96 anni con che occhi guarda al bambino che è stato, considerando che non poteva immaginare neanche lontanamente i cambiamenti epocali a cui avrebbe assistito?
I cambiamenti a cui ho assistito, dato il mio lungo chilometraggio, erano imprevedibili.
Sono cambiate le tecnologie, le modalità di viaggio, i rapporti fa i popoli, ma purtroppo non abbiamo saputo far tesoro degli errori. Basti pensare che ancora oggi siamo in mezzo a molteplici guerre con mortalità di donne e bambini.
Quali sono le persone che più hanno inciso nella sua vita?
Sono moltissime le persone che mi hanno amato, educato, aiutato nei momenti difficili. Penso sempre a loro con grande gratitudine.